DdL Zan e Vaticano

Vista la polemica che infuria dopo l’invio di una nota da parte della Segreteria di Stato vaticana all’Ambasciata italiana, in relazione al testo del Disegno di Legge n. 2005 con primo firmatario l’On.le Zan, ho deciso che fosse giunto il momento di farmi un’opinione.

Ho rintracciato il DdL “Zan” nella sua attuale formulazione sul sito web del Senato della Repubblica. La nota della SS Vaticano l’ho letta sul sito web di Avvenire (vedi https://www.avvenire.it/attualita/pagine/ddl-zan-nota-segreteria-di-stato-del-vaticano).

Sul testo del DdL ho svariate, serie, considerazioni negative; ma non è questo il tema su cui vorrei esprimermi. Mi interessa l’ingerenza della chiesa nell’attività legislativa della Repubblica Italiana e in particolare il richiamo a prerogative dello stato Vaticano che, come spesso accade, vengono confuse con quelle di una chiesa, intesa come comunità religiosa.

La SS sostiene che il testo del DdL “Zan” possa essere lesivo della liberta della chiesa cattolica, perché rafforza le misure volte a contrastare la discriminazione per motivi sessuali, o meglio di identità di genere. In sostanza, mi sembra di capire che la SS sostenga che la chiesa cattolica, i suoi organi, i sacerdoti e i suoi componenti (i fedeli) non possano evitare di contrastare ogni comportamento che sia riconducibile a un’identita di genere o preferenza sessuale diversa da quelle “tradizionali” che, a dire della SS, sarebbero chiaramente individuate nelle Scritture e nella “tradizione”. Insomma, il Vaticano ritiene che sarebbe illegittimo perseguire chi manifesti avversità nei confronti di qualcuno che abbia comportamento difforme rispetto a quello “tradizionale” per gli individui del proprio sesso biologico. Un individuo 23XY che provi attrazione per un individuo 23XY ad esempio, o un 23XX che modifichi il proprio fenotipo per avvicinarsi a quello degli individui 23XY. Detto il modo aulico, gli vogliono dare dei pervertiti senza rischiare una condanna.

A ben vedere le preoccupazioni espresse dalla SS, oltre a mettere in luce la necessità di discutere la validità e i contenuti del Concordato che regola i rapporti fra Repubblica Italiana e Vaticano (e chiesa), appaiono poco fondate.

Le norme della Repubblica Italiana che verrebbero modificate con l’approvazione definitiva del DdL “Zan” e la promulgazione della Legge, garantiscono anche la protezione contro la discriminazione per motivi religiosi. Dunque sarebbe possibile perseguire un cattolico per ciò che faccia in adesione alla dottrina della chiesa cattolica? La domanda non è peregrina. Ricordiamo, ad esempio, che alla chiesa cattolica è consentita a discriminazione sessuale nell’attribuzione di incarichi, fra cittadini italiani nel territorio della Repubblica Italiana. Il giorno in cui una 23XX farà ricorso contro un diniego di accesso al ruolo di sacerdote e un Tribunale della Repubblica le darà ragione, potremo discutere. Fino allora, è evidente che la chiesa cattolica goda del diritto di discriminare chi le pare, alla faccia delle norme fondamentali della Repubblica Italiana, in primis andando contro i dettami della Costituzione.

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