Ho un crocefisso in casa

Ma non sono come voi

Ogni anno faccio il micro – presepe che sta sul mobiletto del soggiorno. Ma non sono come voi.

Nel mio ufficio non ci sono simboli religiosi, né c’è un tricolore. A dire il vero non c’è nemmeno la bandiera della mia patria scomparsa, o qualunque altro simbolo politico e religioso.

Ripenso a quando ero bambino, alle scuole elementari. Il crocefisso in classe c’era. Al mattino dovevamo salutare in piedi la maestra. Recitavamo il Padre Nostro. Ogni tanto ci facevano cantare l’inno nazionale italiano. Ciò nonostante non sono diventato cattolico e non mi sento italiano.

Infuria l’ennesima polemica sulla questione dei crocefissi nelle aule delle scuole. Da cristiano, non mi piacciono. Così come non mi piacciono per nulla le orribili croci imposte sulle cime dei monti. La religione è una cosa importante, non è un fatto privato come vorrebbero tanti critici “laici”, o meglio “antireligiosi”. La religione, in particolare quella cristiana, è fatta di testimonianza, di scelta, di convisione. Anche di rischio.

La religione non è qualcosa che deve essere imposto. Non centra neppure nulla con l’identità etnica. Nelle aule delle scuole ci possono essere bambini figli di atei, o magari di ebrei, nati da genitori che vivono sulla terra dove vissero nei secoli passati i loro antenati. Essere europei non significa essere cristiani, al più per sentirci identitari dovremmo venerare gli antichi Dei, da Giove a Odino, perché il cristianesimo viene esattamente da quella zona geografica da cui sono arrivati ebraismo e islam, uno prima, l’altro dopo. L’Europa è stata colonizzata dal cristianesimo, ma non nasce cristiana.

Molti miei amici e conoscenti sono atei. Alcuni sono estremamente intolleranti verso la religione, probabilmente a causa delle discriminazioni che io stesso ho subito durante l’adolescenza e la gioventù. Questo non mi impedisce comunque di manifestare continuamente la mia fede, in Dio e nella sua forma umana Gesù. La fede deve essere manifestata, non esibita, sostenuta e pagata a qualunque prezzo, perché è fede in qualcosa di irrinunciabile e importante.

Le discussioni sono interminabili, con logica stringente molti hanno tentato di smantellare la mia fede, ma fede e logica centrano come i cavoli a colazione (a merenda li potrei anche mangiare). Ciò nonostante io non imporrei in un luogo pubblico un simbolo religioso, che per quanto abbia un significato di straordinaria bellezza, quello del sacrificio di Gesù per tutti noi, è stato rivestito di un significato politico e discriminatorio da quegli stessi uomini che Gesù hanno crocefisso. A casa mia ci appendo quello che mi pare, sono cristiano e appendo un crocefisso. Per la precisione, è una riproduzione minuscola del crocefisso di San Damiano, quello di fronte a cui pregava Francesco d’Assisi.

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Una Risposta to “Ho un crocefisso in casa”

  1. maria grazia Says:

    condivido al 100%!!

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