Quei bravi ragazzi

In tre, per divertirsi, hanno deciso di pestare, cospargere di benzina ed incendiare un indiano. Due ragazzini (16 e 19 anni, anche se il secondo vota) ed un adulto di 29 anni. Dei bravi ragazzi, italiani questa volta, non romeni, non rom, non albanesi. Italiani brava gente.
I luoghi comuni sono (quasi) sempre sbagliati. Il problema rimane quello di riuscire a comprendere come le cose stiano realmente. Nella mia città non accade quasi nulla. Da quando sono nato l’unico fattaccio di cronaca realmente “pesante” accaduto è stata la strage di Natale, quando in un complicato giro di clan albanesi e probabilmente pugliesi, tre poliziotti sono saltati in aria. Si trovavano nel posto sbagliato, di fronte ad una saracinesca di un negozio dove qualcuno aveva piazzato una bomba a mano.
Ma nel resto del Paese cose del genere capitano più spesso. Lo leggo sui giornali, ascolto la radio, guardo la televisione, solo i TG, il resto è ormai quasi tutta spazzatura.
Si parla sempre e solo di emergenze, tutto è una continua emergenza, mentre a me pare così difficile mandare avanti la normalità! Ora sti tre imbecilli che, per noia, decidono di massacrare un poveretto. Il razzismo non centra, si sono affrettati a precisare, perché loro sono bravi ragazzi. Erano pieni di alcol e si erano fumati qualche canna. Bene. Il punto è che alcol e thc disinibiscono. Voglio dire, una pecorella non diventa una jena se si fuma una canna. Devono avere il male dentro, per poterlo tirare fuori.
Ed allora, a parte sbattere sti tre dementi in galera, bisogna capire se questo “male dentro” è così diffuso, se in realtà siamo proprio “buoni” e “brava gente”, o se siamo semplicemente capaci di controllarci, fin tanto che un po’ di alcol o di droga non fanno saltare i lucchetti.
L’alcol in questo senso è una droga potentissima. Non venite ad insegnare a me cosa fa l’alcol, vivo in Friuli, una zona dove l’assunzione di alcol è molto diffusa. L’abuso è tollerato, anzi, c’è un velato incoraggiamento. Qui permane ancora la vecchia idea che un “vero uomo” beve. C’è tantissima gente che si scola una bottiglia di vino e ritiene che sia “il giusto”. Una bottiglia di vino ti scarica in corpo circa 90 grammi di alcol etilico. Non sono pochi. E dall’esperienza che ho di ubriachi, come tutti i friulani, so che esistono la sbornia allegra e quella triste, la sbornia buona e quella cattiva. E spesso le persone che sono sempre tranquille, hanno la sbornia cattiva. Noi la chiamiamo cjoche triste. Ho visto gente normalmente pacifica spaccare tavoli a pugni, rovesciare cassonetti dell’immondizia in strada, provocare risse. E l’ubriaco, avendo perso i meccanismi di controllo, usa tutta la forza che il suo corpo consente. Allora si scopre che in effetti il nostro cervello tende a limitarci, non solo nei comportamenti.
Capire quando “male dentro” c’è in circolazione è importante. Perché quel male salta fuori grazie all’alcol, droga legalizzata dalla nostra legge, o grazie ad altre droghe che pur illegali si trovano sul mercato nero più facilmente della birra al supermercato. Il male salta fuori anche quando ci si unisce in gruppo, e se il gruppo deriva verso la violenza, automaticamente il controllo salta e l’individuo segue gli altri.
Sopra tutto, la cattiveria nasce da qualcosa, ci deve essere un disagio, l’insoddisfazione, la repressione di qualcosa che cova dentro e viene liberato nel momento in cui le inibizioni saltano.
Fenomeni come gli stupri delle settimane passate e l’aggressione al senzatetto indiano non nascono sul momento, sono solo la manifestazione di problemi che coinvolgono un’intera società. Nessun apparato di polizia potrà mai impedirne l’esplosione, a meno che non si metta un poliziotto per ogni abitante dell’Italia. L’infelice battuta di Berlusconi non è andata poi tanto lontana dal nocciolo del problema. In verità la repressione è un metodo inefficace per risolvere i problemi. Se non ti trovi nel posto giusto al momento giusto, la repressione non funziona. Ma essere nel posto giusto è difficile, perché nessuno di noi sa cosa cova dentro l’animo delle persone che incontriamo in strada. Non conosciamo neppure i nostri familiari, tant’è vero che continuamente ci sono persone che esplodono e massacrano i propri congiunti. Non possiamo neppure fare uno screening psicologico nazionale, sarebbe più folle della follia. In verità dovremmo studiare il problema ed iniziare a chiederci se la società che abbiamo costruito sia poi veramente adeguata. Abbiamo creato un sistema dove si vive veramente bene? Io inizio a dubitarne.

Annunci

Tag: , , , , , , , , , , , , , , ,

Una Risposta to “Quei bravi ragazzi”

  1. Bukowski Says:

    La capinera

    Il tempo si cambia: stasera
    vuol l’acqua venire a ruscelli.
    L’annunzia la capinera
    tra li àlbatri e li avornielli:
    tac tac.
    Non mettere, o bionda mammina,
    ai bimbi i vestiti da fuori.
    Restate, che l’acqua è vicina:
    udite tra i pini e gli allori:
    tac tac.
    Anch’essa nel tiepido nido
    s’alleva i suoi quattro piccini:
    per questo ripete il suo grido,
    guardando il suo nido di crini:
    tac tac.
    Già vede una nuvola a mare:
    già, sotto le goccie dirotte,
    vedrà tutto il bosco tremare,
    covando tra il vento e la notte:
    tac tac.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: