Intercettazioni

Si discute, al Senato della Repubblica, il provvedimento normativo che dovrebbe creare riforme nel campo delle intercettazioni. Bufera.

Innanzitutto, di cosa si sta parlando? Per quanto ne so, le intercettazioni sono un metodo per ascoltare cosa si dicono (o si scrivono) determinate persone. Esistono le intercettazioni telefoniche, quelle ambientali (microfoni), controllo di e-mail e traffico internet.

Qual’è lo scopo delle intercettazioni?
La tecnica nasce ad uso militare, durante le operazioni di guerra. Riuscire ad intercettare le comunicazioni del nemico significa acquisire informazioni essenziali per colpirlo, e nello stesso tempo metterlo in difficoltà anche nella comunicazione.
Quando il nemico scopre di essere intercettato, o lo sospetta, deve adottare linguaggi cifrati, ridurre la comunicazione, allungarne i tempi. Ma può mettere in atto delle contromisure, riducendo la probabilità che le informazioni vengano scoperte.

Ciò di cui si sta parlando in questi giorni riguarda le intercettazioni, usate dagli organi di Polizia e dalla Magistratura, nel corso delle indagini su reati compiuti in Italia. Si tratta sempre di guerra, in questo caso contro il crimine.

Qual’è il problema?
Che spesso i testi estratti dalle intercettazioni finiscano nelle mani dei giornalisti e vengono pubblicati su giornali, o citati da radio e televisione.

Risulta chiaro a chiunque, anche al più grande imbecille, che le intercettazioni dovrebbero essere segrete: il nemico non deve sapere di essere ascoltato né deve sapere cosa i “nostri” sanno.
Quando due nemici della collettività, dello Stato, parlano fra loro, devono essere tranquilli, sentirsi liberi di dire tutto ciò che gli passa per la testa. Solo cos’ i nostri potranno capire cosa stiano facendo ed acquisire le prove necessarie a portarli in tribunale, condannarli e sbatterli in galera.

In Italia invece, nel nome della libertà di informazione, si pubblica qualunque cosa. Sarebbero capaci di pubblicare persino, in prima pagina, intercettazioni di dialoghi fra mafiosi.
Questo, penso lo possa veramente capire anche un demente, è sbagliato.
La libertà d’informazione è altro. Mi si dice che la gente deve sapere. Certo che deve sapere, ma deve sapere quando questo non pregiudichi l’esito delle indagini!
E’ nell’interesse della così detta “gente”, quella che io preferisco chiamare collettività, o popolo, che si fanno quelle indagini. La “gente” ha un interesse morboso per le chiacchiere? Che chiacchierino di soubrette e calciatori, ma non di indagini su reati compiuti contro la collettività (od anche contro singoli).

Qualcuno argomenta che, visto l’esito incerto ed i tempi lunghissimi dei processi, conoscere i risultati delle intercettazioni ci può consentire all’opinione pubblica di smascherare dei corrotti e dei ladri, prima che accedano a cariche politiche o che le mantengano a vantaggio di pochi.
Questo è vero, ma ho pietà per un paese dove la giustizia si faccia in piazza, con opposti schieramenti di strilloni. La giustizia deve essere amministrata nei tribunali, dai Magistrati, nel nome del popolo. Non è idealismo, è il principio contenuto della Costituzione della Repubblica. Se quel pezzo di carta ha ancora un significato per voi, dovreste pensarla come me.

Al momento l’opposizione si è schierata contro il provvedimento predisposto dal Governo. Perché? In sostanza perché l’opposizione ritiene che Berlusconi voglia affossare le intercettazioni, come metodo di indagine, perché non possano più essere usate contro di lui ed i suoi.
Che Berlusconi sia insofferente verso le regole, è un dato di fatto, che nel suo partito ci siano diverse persone sospettate di essere coinvolte in fatti che costituiscono reato, è purtroppo un dato richiamato da molte parti. Ma che tutto ciò che dice Berlusconi debba per forza essere scartato a priori, è sbagliato.

Mettiamola in questi termini: le intercettazioni devono essere fatte. Servono per le indagini a vantaggio nostro. Quindi devono continuare ed essere possibilmente estese. Guai a quel Governo che tagli le armi agli investigatori! Ma le intercettazioni non devono essere pubblicate, non prima della conclusione delle indagini.
Non mi interessa sapere cosa si siano detti il Signor X ed il Signor Y, voglio che un Magistrato, da noi incaricato di giudicare i fatti e confrontarli con la Legge, esamini quelle intercettazioni e stabilisca se vi sia stato reato o meno. Dopo la conclusione dei processi, che si pubblichino pure libri di testi trascritti da intercettazioni telefoniche ed ambientali. Solo dopo però.

La polemica riguarda anche il ruolo degli informatori, dei giornalisti e degli editori.

Innanzitutto, qualcuno porta fuori quelle informazioni dalle Procure della Repubblica. E questo qualcuno è un traditore del popolo, della Repubblica. Chi porta fuori i testi delle intercettazioni, mettendo in difficoltà le indagini, commette un reato contro le leggi, ma soprattutto che commete tradimento verso la collettività. Non è un eroe dell’informazione libera, è una spia che, per guadagno personale, lavora per il nemico.

I giornalisti, dicono che sia il loro mestiere. Non sono d’accordo. Il mestiere del giornalista è raccontare la realtà, ma nel farlo deve avere un’etica. Se, per esempio, un giornalista venisse a sapere dove si nasconde un collaboratore di giustizia sotto protezione, non dovrebbe rivelarlo. Cosa che di fatto non avviene mai. Allora perché pubblicare intercettazioni?
La cosa viene presa un po’ sottogamba, a mio avviso. Si considerano un po’ come le foto sui rotocalchi, sui giornali scandalistici, la tale soubrette col tale calciatore od attore, il tizio che tradisce la moglie o viceversa. Ma le indagini sui reati sono una cosa seria, molto più seria!

Ora si dice che colpire giornalisti ed editori equivalga ad imbavagliare la stampa, privare il paese di libertà di informazione. Non è vero. Si tratta solo di essere adulti e responsabili. Chi porta fuori le informazioni dalle procure deve essere perseguito con severità. I giornalisti che danneggino le indagini pubblicando le informazioni ricevute, dovrebbero essere considerati alla stregua dei ricettatori.

So che è difficile comprendere una posizione del genere, in un paese dove il concetto di libertà sembra coincidere con quello di irresponsabilità. Tuttavia credo sarebbe importante crescere, culturalmente, e capire fin dove ci si può spingere, cercando di invertire la tendenza che sta rendendo la nostra società sempre più simile ad un circo, ad una corte dei miracoli, alla ribalta del varietà.

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Una Risposta to “Intercettazioni”

  1. Emanuele Degano Says:

    meno male, cominiciavo a pensar di esser l’unico o quasi a pensarla così….

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