Archive for the ‘Storia’ Category

73 anni

aprile 25, 2018

Ho appena finito di rileggere la paginetta che mio padre (classe 1935) ha scritto raccontando il suo 25 aprile 1945, quello di un bambino che aveva vissuto l’ultimo anno e mezzo in clandestinità. Mio nonno Antonino era un partigiano della Brigata Osoppo, apparteneva al Partito d’Azione e ricopriva incarichi di comando nelle formazioni partigiane osovane, quindi la sua famiglia era ricercata dai nazisti per usarla come esca e catturarlo, o semplicemente per spedire tutti ai forni crematori.
Questo è il primo 25 aprile senza papà e la cosa straordinaria è che forse per la prima volta, pur avendo una visione tetra della politica italiana attuale, sento un po’ il concetto di “festa”. A dire il vero mio padre non ha mai mitizzato né la guerra, né il 25 aprile, tant’è che ha partecipato raramente a cerimonie e sempre defilandosi il più possibile. Un po’ come aveva fatto suo padre, il comandante Neri, che dopo quel 25 aprile 1945 aveva solo una gran smania di tornare alla normalità, non quella di stare ben saldo sul carro. Fu così che persone del tutto estranee alla resistenza saltarono sul carro dei vincitori e trovarono buon gioco nel farlo.
Mio padre vedeva il 25 aprile come la conclusione di un brutto periodo della sua infanzia e come l’inizio di un processo: la creazione di uno stato democratico, la Repubblica. Nei suoi ricordi scritti manca la retorica di tanti scribacchini nati dopo la guerra, manca persino qualunque nota che contrasti l’impegno profuso da pseudo-storici per cancellare il ruolo dei partigiani azionisti, giungendo a negare l’esistenza di mio nonno o tentando di infangarne la memoria a decenni di distanza. Da quanto ho capito in 45 anni di vita insieme, per mio papà queste erano cazzate, l’importante era costruire la democrazia nella Repubblica, ovvero dare un senso e un seguito ai giorni terribili che avevano preceduto la liberazione e il ritorno a una vita normale. Quella era la sua lotta, costruire la democrazia e rafforzarla.
A 73 anni di distanza, senza più la possibilità di confrontarmi con mio padre, ho la netta percezione del fatto che, a parte le esternazioni patetiche degli “antifascisti da salotto” e degli “antifascisti per noia”, il problema sia che la democrazia nella Repubblica non è per nulla un fatto compiuto. Non lo è anche perché nel 1945 si rese possibile qualcosa, ma venne lasciato troppo spazio fin dal principio a coloro che intendevano la politica come l’esercizio del potere, a vantaggio proprio e dei propri sostenitori. Un concetto di politica che era identico a quello di Mussolini e dei fascisti al governo.
I politici e le formazioni politiche esistenti oggi in Italia hanno evidentemente fallito, come hanno fallito tutti coloro che si sono succeduti negli ultimi 73 anni. Hanno fallito perché nessuno gode della fiducia dei cittadini, ma al limite si vede gratificato da un sostegno interessato. Perché dopo 73 anni ai cittadini interessa più qualcuno che soddisfi le loro esigenze personali nell’immediato e a costo di sfavorire tutti gli altri, più che qualcuno che crei benessere a vantaggio della società intera con un processo lento, ma dai risultati solidi e duraturi.
In questi giorni si sta consumando l’ennesima drammatica lotta per la costituzione di un governo, in cui vedo azzuffarsi come cani rabbiosi dei competitori per il potere, cui ambiscono per interessi personali e di gruppo, senza un progetto di società, senza un’idea, un piano ragionato per l’economia e la vita del paese. Ascolto solo slogan, gridi da tifoseria, sento patetici incapaci senza spessore snocciolare elenchi (tutti uguali) di temi che saranno al centro della loro possibile politica di governo, sento ancora fare promesse assurde, non realistiche, irrealizzabili. E ho la sgradevole sensazione che in realtà a nessuno importi un accidente. Tutti in attesa di sapere a chi andare a chiedere il favore e a chi addossare ogni colpa in futuro.
Non ci rimane che fare quello che possiamo e farlo, come dicevano i partigiani della Osoppo: pai nestris fogolârs!

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Il desiderio di infinito

giugno 17, 2017

vita di Giusto Gervasutti
E. Camanni, 2017. Il desiderio di infinito. Laterza
Ho appena terminato di leggere questo libro scritto da Enrico Camanni ed edito da Laterza. Pur appassionato di montagna e di storia, non mi sono mai considerato uno storico dell’alpinismo e pur essendo nato a 30 chilometri da Cervignano, non sapevo quasi nulla di Giusto Gervasutti.
Ne avevo letto nel saggio storico di Motti, pagine che trovai sognanti e idealistiche, un po’ troppo romantiche per i miei gusti e in definitiva leggermente fastidiose per il mio carattere. Mi avevano detto tutto sommato poco, mentre il lavoro di Camanni è illuminante e l’ho divorato rapidamente, nonostante una lettura meticolosa.

Camanni lo chiama “il friulano”, mentre per me è “torinese”. Dopo avere letto il libro, scritto in modo piacevole, ho imparato molto e (more…)

Europa in pace

marzo 26, 2017

Nel corso delle celebrazioni per il 60° anniversario della firma dei Trattati di Roma, che dettero avvio al processo di formazione della Comunità Economica Europea e poi dell’Unione Europea, secondo la stampa italiana molti capi di stato e di governo si sono soffermati sull’importanza del dono che l’unità europea ha determinato per i nostri popoli: pace. Una pace che, nei servizi giornalistici viene indicata come “lunga sessant’anni”, altre volte “settant’anni”. Una imprecisione talmente grossolana da apparire più come una tragica menzogna, nemmeno lo facessero apposta per screditare i valori dell’unità europea, invece di celebrarli.

Certo, siamo troppo impegnati a dare alla moneta unica la responsabilità delle conseguenze di una crisi globale e dello spostamento dei centri di produzione nei paesi asiatici. Siamo troppo distratti per considerare le cose come stanno realmente e renderci conto di quale sia il nostro vero interesse.

La guerra manca dal suolo dell’Italia, della Francia, della Germania, dal 1945. Dunque sono 72 anni che nessuno combatte sul nostro territorio, ma l’Europa non finisce qui ed è profondamente scorretto fingere di non sapere che la guerra c’è stata ben dopo in una parte d’Europa che non è di secondaria importanza. Io sono nato e cresciuto in Friuli, dunque la guerra per me è qualcosa di raccontato, non di vissuto, ma gli ultimi racconti non sono quelli di mia nonna e dei miei genitori, che vissero la II Guerra Mondiale. I racconti di guerra li ascoltai direttamente dai combattenti in licenza, o da chi stava fuggendo di fronte ai combattimenti e alla pulizia etnica, li ascoltai negli anni ’90 del secolo scorso, appena 20 – 25 anni fa, da amici e conoscenti che venivano dalla Serbia e dalla Croazia. Forse questi paesi, e la Bosnia e il Kosovo, non fanno parte dell’Europa?

Ho scritto molte volte sulla mancanza di conoscenza (more…)